Canto di donna



Dimenticava dopo poco. I fatti accaduti, le cose e le persone.
Non so cosa ci fosse di così deplorevole mi diceva, semplicemente passavano in una stanza buia in cui teneva tutta la sua vita, una volta dentro chiudevano gentilmente la porta e lei non se ne curava più. Era un vivere diverso, non so dire se fosse meno bello di un vivere impetuoso o gioioso, oppure intenso, non lo so.
Forse li faceva entrare lei alcuni ricordi, altre cose passavano direttamente quasi lo sapessero già prima. Era libera da ogni passato in ogni momento ed ascoltava il nulla dietro di sè come fosse un canto nel deserto, un flebile lamento lungo, come tutti i suoni che non incontrano ostacoli lungo il loro diffondersi.
Se chiudo gli occhi mentre racconta posso vedere i colori di un cielo al tramonto di una giornata infuocata, la sabbia rossa e il vento caldo che cambia forma alle dune. E quella bellissima voce di donna, nascosta chissà dove.
Mi sembrava serena nel raccontarsi, l’unico a farsi un milione di domande ero io che invece ho sempre conservato ogni ricordo neanche fossi un rigattiere. 
Quindi vuoi dirmi che non ricordi le persone che hai amato? Che non rivedi come nei film le scene più belle della tua vita? Che non sai che colore ti piace, o le canzoni che ami. E quando eri bambina, le tue scarpe rosse? La minestra di tua mamma!...io ne ricordo ancora il sapore, oltre che l’odore.
E ricordo che me la serviva sempre nello stesso piatto, con il mio bicchiere e le mie posate. Tutti questi ricordi mi danno sicurezza, sono quello che sono diventato, senza di essi non sarei io. E tu senza di loro come fai ad essere tu, voglio dire a non sentire il freddo nelle ossa, lo sento io per te.
Se solo penso alle cose che ho combinato in vita mia e le risate con gli amici.
Vedi? Mi vengono in mente solo cose belle, perché le brutte devo scavare proprio per farle tornare alla luce. Se mi soffermo ancora un po’ però mi viene in mente anche il dolore allora sì che vorrei la tua stanza buia. Chissà che confusione ci sarà lì dentro, la vedo come una soffitta impolverata in cui le cose ti cadono addosso facendo un baccano tremendo e il dolore ti assale, e le gioie sono come farfalle.
E l’amore, un canto. Appunto. 
Alzo gli occhi e la guardo, lei mi stava guardando e sorrideva, forse stava già dimenticando.