Ditemi che anche voi


Ditemi che anche voi scegliete la vostra porzione di cibo a seconda della quantità di un ingrediente piuttosto che un altro.
Che mangiate la pizza scegliendo il pezzo da mangiare per primo, oppure spostate l’oliva da uno spicchio all’altro se da una parte ce ne sono due e dall’altra nemmeno una.
Che davanti al vaso dei biscotti mangiate prima tutti quelli rotti e poi, alla fine, gli interi.
Che mangiate tutti i culi del pane.
Che scartavetrate le teglie e leccate i piatti.
Che non lasciate nemmeno un riso perché chi lascia un riso non va in paradiso.
Che ringhiate a chi vi chiede di fargli assaggiare il vostro se ha già il suo.
Che chiudete il pasto sempre con un quadretto di cioccolato fondente extra.
Che mescolate il caffè in senso antiorario.
Che non riuscite a lasciare una parola a metà ma dovete completarla, anche se chi la pronuncia non parlava con voi.
Che quando pensate fate rumore.
Che non state lì a guardare il giorno ma se è venerdì 13 e magari Novembre, ci pensate.
Che cambiate più volte idee sul cosa fare nella stessa giornata.
Che siete inaffidabili, ma solo su due cose.
Che siete variabili.
Che seguite le lune per depilarvi o tagliarvi i capelli.
Che amate il tempo in cambiamento.
Che amate il vento con le sue sferzate energiche.
Che adorate il mare.
Che adorate il mare, ma non amate la gente.
Che non siete ipocriti.
Che detestate la diplomazia.
Che usate al suo posto la gentilezza, finche si può.
Che mica si può essere gentili con gli stronzi.
Che amate, su tutto, il viola.
Che siete pessimisti costruttivi.
Che il romanticismo è un periodo storico-letterario.
Che non appartenete a nessun ismo, esimo, filone o corrente, detestando gli ismi, gli esimi e le correnti, a parte quelle d’aria.
Che il vostro pensiero cambia, perché siete in divenire fino alla morte.
Che chi nasce tondo però non può morire quadrato.
Che vi sentite di sapere niente però sapete di sentire tanto.
Che non amate la stupidità.
Che non amate la superficialità.
Che però avete peccato di stupidità e superficialità anche voi.
Che non siete perfetti, per fortuna.
Che sbagliate e pure molto, ma molto bene.
Che per voi amare è un piatto buono da mangiare insieme.
Che l’amore conta.
Che solo quello può salvarci dalle paure.
Che però abbiamo il dovere verso noi stessi di provarci sempre anche da soli.
Che possiamo farcela se solo lo vogliamo.
Che ciò che dura nel tempo è ciò che non è passato tra le maglie del setaccio della vita, e quindi è buono.
Che siamo tutti qui, diversi e uguali, che ci diamo un tono, che ci mettiamo una maschera, che ci mettiamo in posa, che però alla fine abbiamo tutti bisogno solo di una cosa.
Essere amati.